La Nostra Storia
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Il consorzio, la storia I consorzi di bonifica hanno progenitori antichi: nel 1568 a Ravenna e nel 1680 a Forlì vennero emanati i cosiddetti “Capitoli delle acque”, delle normative in base alle quali il territorio venne ripartito in regioni idrauliche (Fosso Ghiaia, Via Cupa, Bevanella ecc. a Ravenna, Pievequinta, San Martino sopra Strada ecc. a Forlì) ognuna competente sui fiumi, sugli scoli e nel ravennate sulle strade pubbliche del proprio territorio. Le regioni erano gestite da deputati delle rispettive Comunità e del clero regolare e secolare. Gli interventi erano finanziati con l’esazione di colte o collette fra i proprietari e gli affittuari della regione (in base al beneficio ricevuto, di qui la nascita in zona dei primi catasti) o con l’accensione di censi collocati ad interesse (una specie di BOT). L’impostazione dei lavori non poteva ovviamente che rispecchiare il carattere frammentato delle istituzioni: in pratica ogni regione faceva repubblica a sè (le regioni forlivesi tuttavia sottostavano all’autorità di una Congregazione generale delle acque) e ciò era particolarmente deleterio nella gestione dei fiumi per loro natura insofferenti di ogni artificiale divisione amministrativa. Durante il periodo napoleonico (Repubblica cisalpina e Regno d’Italia ) l’impostazione dei lavori di pubblico interesse subì radicali mutamenti nel senso di una più moderna organizzazione ispirata ai modelli francesi: in particolare in materia d’acque i fiumi passarono sotto la tutela del corpo ingegneri di acque e strade appositamente costituito (quello che poi sarebbe diventato il Genio Civile); per la gestione degli scoli e dei corsi d’acqua di interesse locale furono creati i circondari (disegnati più o meno sui bacini delle regioni che in qualche caso furono accorpate) amministrati da deputazioni di possidenti del luogo, i quali contribuivano in base alla superficie. Dopo la Restaurazione con il ritorno del dominio pontificio la legislazione in materia d’acque del periodo napoleonico fu praticamente riconfermata dal Moto proprio del 1817 di papa Pio VII sul regolamento dei lavori pubblici di acque e strade che affidò l’amministrazione dei circondari di scolo a Congregazioni consorziali . Con l’avvento dello stato unitario i consorzi assunsero sempre maggiori funzioni pubbliche (legge Baccarini del 1882) che culminarono nella legge sulla bonifica integrale del 1933. Nei tempi più recenti, con il passaggio delle competenze legislative in materia di bonifica alle regioni, la Regione Emilia Romagna con le leggi 42/1984 e 16/1987 ha realizzato la riforma dei consorzi in territorio regionale accorpando i 50 consorzi di pianura, di montagna e idraulici preesistenti in 15 consorzi di bonifica secondo il criterio dei bacini idrografici che vanno dal monte al mare; gli statuti sono stati riformati passando dal voto per censo al voto pro-capite per fasce di contribuenza ed introducendo nei consigli di amministrazione elettivi, composti dai rappresentanti delle organizzazioni agricole e della proprietà edilizia, anche i rappresentanti dei comuni e delle comunità montane interessate. Attualmente è allo studio un nuovo provvedimento regionale in elaborazione di riordino dei consorzi. |
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Ritrovamento archeologico nella Standiana sul tracciato della antica Via Popilia, tecnici della Sopraintendenza recuperano importanti reperti. |
Foto archivio storico:regioni d’acque settecentesche e circondari napoleonici (parziale) |
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Mostra documenti storici e chiusa San Marco L’archivio storico del Consorzio di bonifica, conserva numerosi documenti relativi al lavoro svolto nei secoli passati dalle regioni d’acque e dai circondari di scolo, istituzioni che a partire dal XVI secolo hanno governato senza soluzione di continuità la notevole attività di bonifica e di regimazione idraulica nei territori ora di competenza consortile. Estremamente puntuale, secondo i criteri impostati dalla riforma napoleonica e dai successivi provvedimenti dello Stato pontificio, la testimonianza archivistica a partire dall’inizio dell’Ottocento; ma è pure presente un fondo integro di un centinaio di volumi manoscritti relativi alle settecentesche regioni d’acque, che contengono in originale od in copia documenti a partire dell’inizio del Cinquecento. Molti sono i libri contenenti schizzi e rilievi mappe come pure ancora nutrita è la collezione di mappe, planimetrie e disegni del Settecento. L’archivio consorziale, pur nelle sue contenute dimensioni, si presenta come un fondo compatto in grado di “colloquiare” con i prestigiosi archivi storici cittadini e delle istituzioni culturali. L’apertura di facoltà universitarie dedicate al territorio ed alla conservazione dei beni documentali, ha costituito un positivo momento di valorizzazione concretatosi nella stesura di interessanti tesi di laurea. Il Consorzio che ha in atto un piano di ulteriore valorizzazione per l’accesso agli studenti ed al pubblico del materiale archivistico, secondo i criteri della moderna conservazione documentaria, ha recentemente proceduto all’esposizione del materiale storico, tramite una mostra della cartografia realizzatasi nel 2004, la messa a disposizione per tesi di laurea, l’attività divulgativa, l’esposizione “a tema” di materiale documentario come avvenuto in tempi recenti nella esposizione di mappe, disegni e documenti relativi all’opera dell’architetto ravennate Camillo Morigia. Anche l’esposizione di materiale documentario, nel prestigioso “contenitore” dell’Urban Center, in contemporanea con altre iniziative organizzate in occasione della Settimana della bonifica 2007, segue lo stesso criterio: la piccola mostra, ha come tema gli interventi attorno al canale Lama, il bacino idraulico che più direttamente interferisce con le settecentesche opere di diversione dei Fiumi Uniti disposte dal cardinale Alberoni. L’occasione è il restauro di un manufatto della tradizione valliva romagnola, il tipico capanno coperto di canna palustre, esistente nell’area |